Fratelli e sorelle, Fiat!
Dice Gesù: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”. Perché Gesù assicura che la preghiera “concorde” viene ascoltata?
Perché è fatta nella carità, nel perdono, nella comprensione, nella condivisione, in quell’amore che è capace di dare la vita per la persona amata. Gesù ci indica una preghiera vissuta nell’amore, non nell’individualismo, nell’illusione di un proprio raccoglimento. Bisogna sempre unirsi agli altri. Non per niente la Messa è l’unità del Corpo di Cristo che è la Chiesa. E la preghiera personale, l’adorazione silenziosa, la contemplazione? Sono molto necessarie per divenire capaci di amare, di unirci agli altri, di percepire che ogni atto di amore al Signore è vero se è nello stesso tempo amore concreto ai fratelli.
Ma soprattutto il motivo per cui la preghiera “concorde” è ascoltata è perché Gesù stesso è in mezzo a noi, il suo Spirito d’amore prega con gemiti inesprimibili.
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro”. Dov’è Gesù, dove lo incontriamo, dove facciamo esperienza di Lui, dove troviamo la sua grazia di salvezza? Quando siamo riuniti nel suo Nome, nel suo amore, Lui è in mezzo a noi, con noi, per noi.
Cristo, vivente nei cieli, Cristo presente nell’Eucarestia e nella Parola, Cristo presente nel prossimo bisognoso ... è presente e operante in mezzo a noi, “riuniti nel suo nome”, nella comunione fraterna, nella comunità cristiana.
Quale miracolo di grazia, di forza, di potenza è la presenza di Cristo con noi!
Quanto più l’anima resta immedesimata in Dio, tanto più Dio può dare e lei può prendere da Lui.
Per spiegare meglio questa grande verità dell’amore di Dio per l’uomo, Gesù lo spiega a Luisa attraverso l’immagine del mare e del piccolo fiume. Succede come tra il mare e il fiumicello diviso dal mare da una sola parete, tanto che se si togliesse la parete, il mare e il fiumicello diventerebbero un solo mare. Ora, se il mare straripa, il fiumicello, essendo vicino, riceve l’acqua del mare; se le onde fragorose s’innalzano, nell’abbassarsi si scaricano nel fiumicello vicino. L’acqua del mare si riversa per mezzo delle fessure della parete, sicché il piccolo fiumicello riceve sempre dal mare e, siccome esso è piccolo, si gonfia sempre e ridà al mare l’acqua ricevuta per riceverla di nuovo. Ciò succede perché il fiumicello sta vicino al mare, ma se stesse lontano, né il mare potrebbe dare né esso ricevere; la lontananza lo metterebbe in condizione di neppure conoscere il mare.”
Il mare è Dio, il piccolo fiumicello è l’anima, la parete che divide l’uno e l’altro è l’umana natura, che fa distinguere Dio e la creatura; gli straripamenti, le onde che continuamente s’innalzano per scaricare nel fiumicello, sono la Divina Volontà, che vuol dare tanto alla creatura, per fare che il piccolo fiumicello, riempiendosi e gonfiandosi, straripi, formi le sue onde gonfiate dal vento della Suprema Volontà e si riversi nel mare divino per riempirsi di nuovo, in modo che possa dire: “Faccio la vita del mare e, sebbene sono piccolo, anch’io faccio ciò che esso fa, straripo, formo le mie onde, mi innalzo e cerco di dare al mare ciò che esso mi dà”.
Così l’anima che resta immedesimata in Dio e si fa dominare dalla sua Volontà: è la ripetitrice degli atti divini; il suo amore, le sue adorazioni, la sua preghiera e tutto ciò che fa è lo sbocco di Dio che riceve, per poter ridire: “È il tuo amore che ti ama, le tue adorazioni che ti adorano, le tue preghiere che ti pregano, è la tua Volontà che, investendomi, mi fa fare ciò che fai Tu, per ridartele come cose tue”.
È grande la potenza della Divina Volontà! Lei sola unisce l’Essere più grande, più alto, con l’essere più piccolo e più basso e ne forma uno solo. Lei sola ha la capacità di svuotare la creatura di tutto ciò che a lei non appartiene, per poter formare in lei coi suoi riflessi quel Sole Eterno, che, riempiendo Cielo e terra con i suoi raggi, va a confondersi col Sole della Maestà Suprema. Lei sola ha questa virtù di comunicare la forza suprema, in modo da poter innalzare la creatura.
La creatura, invece, quando non vive nell’unità della Divina Volontà, perde la forza unica e resta come disunita da quella forza che riempie Cielo e terra e sostiene tutto l’universo come se fosse la più piccola piuma. Ora, l’anima, quando non si fa dominare dalla Volontà di Dio, perde la forza unica in tutte le sue azioni, quindi tutti i suoi atti, non uscendo da una forza sola, restano divisi tra loro: diviso l’amore, separata l’azione, disgiunta la preghiera. Sicché tutti gli atti della creatura, essendo divisi, sono poveri, meschini, senza luce; sicché la pazienza è povera, la carità è debole, l’obbedienza è zoppa, l’umiltà è cieca, la preghiera è muta, il sacrificio è senza vita e senza vigore, perché mancando la Volontà divina manca la forza unica, che unendo tutto dà la stessa forza a ciascun atto della creatura. Perciò, non solo restano divisi tra loro, ma restano viziati dalla volontà umana e perciò resta ognuno col suo difetto.
È quello che è successo ad Adamo: col sottrarsi alla Volontà Suprema ha perso la forza unica del suo Creatore e, restando con la sua forza umana limitata, sentiva la fatica nel suo operare, molto più che la forza che metteva nel compiere un’azione lo debilitava e, dovendone fare un’altra, non si sentiva la stessa forza, è così ha toccato con mano la povertà delle sue azioni, le quali, non avendo la stessa forza, non solo erano divise, ma ognuna aveva il suo difetto. Così succede per chi non è del tutto abbandonato in braccio alla Volontà di Dio, perché con Essa la forza del bene si converte in natura e la povertà non esiste.
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro”. «Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo». (papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 87) .